Il Cigno Nero – Chiaroscuri dietro le quinte
È molto facile dimenticare che i film sono fatti da artisti. Dietro al lavoro di chi cerca di raccontare storie che possono coinvolgere tutti, c’è una vita passata a seguire un percorso creativo che in pochi condividono. Chi racconta storie che parlano del quotidiano vive un quotidiano molto diverso dai più. Parla e capisce un linguaggio che in pochi capiscono completamente, si sviluppa in circoli piccoli, in anni di frequentazioni, cambia a seconda dei tempi e dei luoghi, ed è difficile da condividere con chi non vive quel percorso.
Il Cigno Nero è un film che parla di artisti, ed è fatto da un artista il cui interesse per i caratteri ossessivi si è rivelato sin dal suo primo film, π. Darren Aronofski ha passato gli ultimi dieci anni a trasformarsi in uno degli autori cinematografici più importanti della scena mondiale, e con The Wrestler, il film che ha preceduto Il Cigno Nero, ha dimostrato di poter raccontare storie estreme in maniera intima e familiare. È impossibile sapere se la sua ossessione nell’immergersi nell’arte sia anche parte del suo quotidiano, ma in pochi possono negare che il suo talento nel raccontare i dolori e le gioie del creare arte sia assai raro.
Il Cigno Nero segue la storia di Nina, una ballerina impegnata in una delle compagnie più prestigiose al mondo, all’inizio di una nuova stagione teatrale. A 28 anni, Nina sa che non avrà più molte possibilità per brillare sul palco, e quando il presidente della sua compagnia, Tomas, annuncia che cercherà una faccia inedita per il ruolo principale di una nuova produzione del Lago dei Cigni di Tchaikovsky, Nina decide che il ruolo deve essere suo. Ma l’impresa non sarà facile in un mondo in cui la grazia portata sul palco nasce da un dietro le quinte fatto di competitività spietata, voglia di brillare, delusioni enormi e vittorie esaltanti. Pur non avendo la determinazione per prendere di petto il ruolo e combattere per averlo, la sua seducente fragilità attira l’attenzione di Tomas, che decide di prenderla come nuova musa, dopo aver scaricato la star della sua compagnia, Beth. La sfida del regista è quella di far trovare alla sensibile Nina, perfetta per interpretare il cigno bianco, la forza sensuale per entrare nel ruolo del cigno nero. A tutti i costi. Così comincia un percorso che vede Nina provare disperatamente a entrare nel doppio ruolo, bilanciando il lavoro con la sua vita privata, dominata da una madre iperprotettiva e invidiosa fino a sfociare nel morboso. E quando comincia a frequentare una nuova recluta della compagnia, Lily, spigliata, completamente a suo agio con sé stessa, la sua trasformazione comincia a prendere una direzione inaspettata e ricca di momenti oscuri.
Aronofski dirige la storia con grandissima maestria, e riesce ad avere il meglio da un cast di attori straordinari come Natalie Portman, Vincent Cassel e Mila Kunis, mischiando la forza viscerale dell’opera di Tchaikovsky con il suo cinema, brutalmente onesto e attento a scavare nel profondo dei desideri umani. Grazie ad una miscela tra lo stile documentaristico sperimentato in The Wrestler e un attento uso di immagini oniriche molto vicine a quelle dei suoi primi film, il regista avvicina gli spettatori ai suoi protagonisti creando un’atmosfera di intimità inebriante. E non giudica mai: guarda con fascino azioni spesso poco limpide, ma sempre guidate da passioni e paure molto reali. Così il dualismo tra il cigno bianco e quello nero diventa una rappresentazione perfetta della necessità di chiaroscuri nella vita di ogni artista alla ricerca di un rapporto vero con la propria arte, un viaggio vertiginoso e pericoloso alla ricerca del proprio ritmo interiore, da trovare anche a costo di distruggere alcune certezze acquisite in una vita di esperienze, amicizie e traguardi. È un percorso spesso terrificante, soprattutto quando visto dall’esterno. Nina e la sua ossessione, per quanto distruttiva, possono essere visti come un viaggio verso il trascendente da chiunque provi amore per la creazione artistica. È la ricerca di un traguardo tanto difficile da spiegare, quanto fondamentale per chiunque lo condivida. I protagonisti del film parlano spesso dell’idea di perfezione: l’equilibrio tra bravura tecnica e la capacità di liberare i propri istinti dentro le proprie creazioni.
Il Cigno Nero non solo esplora la ricerca di questa perfezione, ma la raggiunge, ignorando con incredibile maestria qualunque idea di arte “alta” o “bassa”, categorie merceologiche che spesso accecano i registi riducendoli al livello dei loro critici. Alcuni elementi possono apparire assurdi o ridicoli a chi non ha mai conosciuto qualcuno che ha vissuto o vive il mondo dell’arte: la narrativa del dietro le quinte di questo ambiente è raramente stata così intensa, viscerale ed onesta, se non in un film in qualche modo parente de Il Cigno Nero. Mulholland Drive, capolavoro di David Lynch uscito nei cinema dieci anni fa, insieme ad Otto e mezzo di Federico Fellini la più precisa e appassionata esplorazione del mondo del cinema mai arrivata sul grande schermo. Il Cigno Nero è a sua volta un capolavoro, dimostrazione che il mondo del sogno e della psiche e quello del cinema sono parenti vicini che esplorano l’uno il meglio dell’altro, creando dinamiche di bellezza mozzafiato.
(riproposto da Sardinews, Febbraio 2011)