È molto facile dimenticare che i film sono fatti da artisti. Dietro al lavoro di chi cerca di raccontare storie che possono coinvolgere tutti, c’è una vita passata a seguire un percorso creativo che in pochi condividono. Chi racconta storie che parlano del quotidiano vive un quotidiano molto diverso dai più. Parla e capisce un linguaggio che in pochi capiscono completamente, si sviluppa in circoli piccoli, in anni di frequentazioni, cambia a seconda dei tempi e dei luoghi, ed è difficile da condividere con chi non vive quel percorso.
Il Cigno Nero è un film che parla di artisti, ed è fatto da un artista il cui interesse per i caratteri ossessivi si è rivelato sin dal suo primo film, π. Darren Aronofski ha passato gli ultimi dieci anni a trasformarsi in uno degli autori cinematografici più importanti della scena mondiale, e con The Wrestler, il film che ha preceduto Il Cigno Nero, ha dimostrato di poter raccontare storie estreme in maniera intima e familiare. È impossibile sapere se la sua ossessione nell’immergersi nell’arte sia anche parte del suo quotidiano, ma in pochi possono negare che il suo talento nel raccontare i dolori e le gioie del creare arte sia assai raro. Read more »



1) The central theme of this movie is lack of talent and inspiration, and it’s very close to Kitano’s last two movies, Takeshis and Glory to the Filmmaker!. It’s as if after two movies where he expressed his feelings, he decided to tell a story around the same theme. The result is a charming movie with a lot of bittersweet laughs squeezed in between some very acute observations on the wicked ways the art world works. It may lack the power of some of its best movie, but Kitano’s voice is always very entertaining and surprisingly earnest.

